| Il Robinieto |
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In italiano acacia, in dialetto "gasia", la Robinia pseudoacacia rappresenta nella nostra zona l'essenza più comune. Originaria dell'America del Nord, la robinia venne introdotta in Europa nel XVII secolo (Parigi 1601) a scopo ornamentale ed espandendosi in larga scala su tutto il territorio, ricopre tutt'oggi la maggior parte dei terreni coltivati e non, accollandosi meritatamente l'appellativo di "infestante robinia". La robinia, cresce indifferentemente su qualsiasi tipo di terreno, da quelli più assolati a quelli meno esposti e umidi, lungo le strade, lungo i fiumi ed anche tra le altre essenze dove, approfittando della sua rapida capacità di crescita crea un ostacolo alle altre specie.
Coltivato come ceduo, il robinieto fornisce al contadino ottimi pali per le vigne e soprattutto un buon legno per l'inverno. Pur se in maniera limitata la robinia si mette a nostra disposizione anche dal punto di vista gastronomico fornendoci i suoi candidi e profumatissimi fiori che opportunamente cucinati compaiono in uno dei più antichi piatti della nostra cucina. ![]() Un robinieto astigiano Da non dimenticare, inoltre, il miele di robinia che è considerato uno dei più quotati sul mercato tanto da far ritenere questa essenza una delle più importanti specie mellifere, capace di produrre anche 500 Kg. di miele/Ha. Nel sottobosco, vegetano diverse specie, sia erbacee che arbustive. Esse sono favorite nella loro crescita da un notevole strato di humus che si viene a formare alla caduta delle foglie secche o colpite da Parectopa robiniella un microlepidottero particolarmente legato a questa pianta. Tra gli arbusti più comuni sono sicuramente il sambuco (Sambucus nigra) usato per preparare gustosissime marmellate, il sanguinelle (Cornus sanguinea) con cui si costruiscono particolari tipi di scope, le rose, i rovi (Rubus sp.) che assieme all'edera (Hedera helix) denotano un marcato stato di incuria del bosco. Fra le erbe troviamo la clematide (Clematis vitalba) che insieme al tamaro (Tamus communis) e alla brionia (Brionia dioica) fanno parte delle rampicanti più velenose di questa cenosi. Commestibili sono invece le cime del luppolo (Humulus lupulus) che vengono usate per preparare gustosissime minestre. Negli angoli più sporchi crescono oltre ai rovi l'artemisia (Artemisia vulgaris), l'erba vetriola (Parietaria officinalis), l'ortica (Urtica dioica) il marrubio (Marrubium vulgaris), l'alchechengi (Physalis alchechengi) e molte altre. In primavera insieme alle primule (Primula acaulis) compaiono il grazioso cipollaccio coi fiocchi (Leopoldia comosa), la scilla (Scilla bifolia) e l'epatica (Hepatica nobilis) dai bei fiori azzurro-violetto. Ai bordi del bosco si scorgono i fiori gialli della gagea (Gagea villosa) e le graziosissime coppe dei petali dei tulipani (Tulipa sylvestris, T. clusiana), che risultano essere sempre meno numerosi a causa di una raccolta poco sensata. In autunno ci si può imbattere nei fiori delle freddoline (Colchicum autunnale) che lasciano fuoriuscire i fiori rosa dalle foglie nate in precedenza e facendo compagnia ai primi gruppi di Armillaria mellea annunciano insieme l'arrivo dei primi freddi. È questo il periodo in cui il robinieto si popola di una miriade di funghi: Macrolepiota rhacodes e Lepista inversa formano ampi cerchi fra diverse specie di Lepiota, di Coprinus e di Agaricus; particolarmente abbondanti anche i Phallus, i Clathrus e i Geastrum.
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In italiano acacia, in dialetto "gasia", la Robinia pseudoacacia rappresenta nella nostra zona l'essenza più comune. Originaria dell'America del Nord, la robinia venne introdotta in Europa nel XVII secolo (Parigi 1601) a scopo ornamentale ed espandendosi in larga scala su tutto il territorio, ricopre tutt'oggi la maggior parte dei terreni coltivati e non, accollandosi meritatamente l'appellativo di "infestante robinia".
